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a cura di Sankara
Svetasvatara Upanisad
Pagine 361
Formato cm 15 x 21
Lo trovi alla Sezione:
Induismo
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La Svetasvautra Upanisad appartiene allo Yajur Veda e deve il nome al rsi Sve-tàs'vatara. In essa appaiono alcuni elementi fondamentali che la mettono in relazione con la Bhagavadgìta. il Sàmkhya e lo Yoga. Nella sua Introduzione. Sarikara espone, innanzitutto, la condizione dell'essere individuato, \\jtva: questi, nonostante abbia !u medesima natura del Brahman quale Essere-Coscienza-Beatitudine assoluti, vive sotto l'effetto dell'ignoranza (avidya) della propria natura, per cui si identifica con ciò che non è, come il corpo e gli altri veicoli. e cade nel divenire ciclico (samsàra).
Nel Primo Adhyàya viene posta una serie di interrogativi sulla causa della venuta in essere dell'universo: tale causa è il Brahmani Qual è la sua natura? È causa efficiente o sostanziale, o entrambe? o nessuna delle due? Le risposte de\V Upanisad vengono ampiamente chiarite da Sarikara alla luce della "dottrina della modificazione apparente" (vivartavàda), cardine fo\VMvai-ta, secondo cui il Brahman assoluto non crea il mondo né si muta in esso, ma appare come l'universo relativo; pertanto, essendone il Supporto, rappresenta sia la causa efficiente sia quella sostanziale, mentre, nello stesso tempo, l'effetto-uni verso non è altro da Quello, come l'immagine del serpente non è altro dalla corda non riconosciuta.
Nel Secondo Adhyàya, accertato che la meditazione costituisce la disciplina fondamentale per conseguire la Conoscenza del Brahman, vengono esposti i mézzi concernenti la meditazione, quali il luogo, le modalità, gli strumenti accessori come la respirazione (prànàyama} e altri.

Nel Terzo Adhyàya viene posta la domanda: se il supremo àtman è "Uno-sen-za-secondo", immutabile, eterno e infinito, come si può concepire una sua divisione in condizioni come quella di soggetto e oggetto, ossia una dualità? A tale interrogativo si risponde chiarendo la differenza tra il Brahman "con attributi"', che proietta il mondo e lo riassorbe, e Brahman "senza attributi", privo di qualsiasi rapporto con alcunché e perenne Sostrato di tutto. Nel Quarto Adhyàva si espone ancora l'insegnamento sulla natura del Brahman perché tale argomento, essendo "assai profondo", necessita di ripetizione. Quando non vi è più sovrapposizione di essere e di nonessere, allora si svela l'assoluto Siva. "dal quale si irradiò l'antica illuminazione spirituale".
Nel Quinto Adhyàya si afferma che la Conoscenza e l'ignoranza, sebbene antiteti-che, giacciono entrambe nell'Indistruttibile (aksara), sono "profondamente nascoste" in Quello che, come precisa S'arikara, è "altro da loro" essendone il Testimone. Ma, mentre rignoranza-ervH/yfl è destinata a distruggersi ed è causa di schiavitù attraverso l'asservimenlo al divenire esistenziale, la Co-noscenza-wWvfl è eterna e causa di Liberazione. Sta alla maturità spirituale di ciascuno, al suo grado di consapevolezza il procedere lungo l'una o l'altra delle due strade. Nel Sesto Adhyàya viene ribadita la natura del Brahman come causa necessaria non solo per l'esistenza dell'universo ma anche per il divenire ciclico. Il Brahman, qui indicato come il "Deva unico", viene considerato sia come l'Essere inqualificato (Pa-ramesvara), sia come l'Essere qualificato (lavarci).

INDICE

Avvertenze
Presentazione

Svetàsvatara Upanisad

Introduzione di Sahkara

- Primo Adhyàya
- Secondo Adhyàya
- Terzo Adhyàya
- Quarto Adhyàya
- Quinto Adhyàya
- Sesto Adhyàya

Testo Sanscrito

Nota dell' Editore: "i proventi che si ricavano da questo libro, per il quale non si richiedono Diritti d'Autore, verranno impiegati per la ristampa dell'opera."
Edizioni Asram Vidya
Adi Shankaracharya, o Adi Shankara (Il primo Shankara o, nella traslitterazione in uso Sa?kara, della sua stirpe, chiamato in modo reverenziale Bhagavatpada Acharya ovvero il maestro ai piedi del Signore), è stato un filosofo indiano nonché il più famoso esponente della scuola di pensiero dell'Advaita Vedanta, di cui fu il principale unificatore.
Nacque a Kaladi, un piccolo villaggio nello stato indiano del Kerala e visse tra il 788 e il 820 d.C. secondo le fonti più moderne, o tra il 509 e il 477 a.C. secondo quelle più antiche. Ebbe una profonda influenza nello sviluppo e nella crescita dell'Induismo attraverso la sua filosofia non dualistica. Ha difeso la grandezza e l'importanza delle sacre scritture induiste, la Shruti, ossia i Veda, diffondendo una spiritualità fondata sulla discriminazione, senza dogmi o ritualismi, ridando nuova linfa all'Induismo nel momento in cui Buddhismo e Jainismo stavano raggiungendo la popolarità.
   
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