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Andrea Romanazzi
Il ritorno del dio che balla
Culti e riti del tarantolismo in Italia
Formato cm 13 x 20
Pagine 180
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Le tradizioni popolari legate al tarantolismo hanno generato culti e riti che hanno dato vita ad alcune delle più vitali musiche e danze popolari: tammurriate, tarantelle e pizziche, il cui rinnovato interesse tra i giovani sta suscitando un forte richiamo internazionale. L’autore analizza l’evoluzione di tali tradizioni, includendo i luoghi di ritrovo e le feste, le sagre e gli appuntamenti legati al culto della Taranta. La prefazione è un’intervista a Teresa De Sio, grande protagonista e studiosa di musica popolare.

Il tarantismo affonda le proprie radici tra le ataviche paure dell’uomo Antico che vede il Dio Vegetazionale, resosi immanente nella pianta, perire per mano propria e che dunque ha timore che la stessa divinità, offesa ed usurpata, si vendichi con tutta la sua forza.
È il momento in cui si genera la mistica crisi umana, è il contadino stesso in realtà causa della morte del Dio falciato e dunque della sua stessa disperazione ponendo termine alla vita vegetale e così prostrandosi alla punizione del dio.
Unica soluzione è la ricerca di un capro espiatorio, l’animale sacro che, come novello agnello, possa lavare dalle ataviche colpe e nascondere il misfatto camuffandolo e trasformando l’uomo da assassino in assassinato.
Sarà così che nel corso della pagine del libro ci imbatteremo tra antiche divinità e numerosi animali totemici, il lupo, il toro, la capra, il coniglio, espressioni essi stessi dell’immanenza del divino ed allo stesso modo colpevoli esecutori della morte del dio.
Sarà durante questo excursus che giungeremo al cospetto dell’aracnide, la mistica Taranta dal duplice aspetto: espressione del Nume che deve esser ucciso ma anche temibil capro espiatorio sul quale riversare le ancestrali colpe.
Questa l’intima essenza della ragno e del suo lascivo e voluttuoso morso. Essa ripropone il momento di crisi umana, il vero ed unico Peccato Originale della stirpe di Eva, la raccolta del frutto proibito, delle “messi del Signore” che viene così ucciso per dare la conoscenza all’uomo e ai suoi discendenti. È la crisi che genera la cacciata dall’Eden, la dipartita dal bosco che produceva per l’uomo, è la comparsa della vergogna primordiale, l’uman terrore che si annida tra le spire del serpente tentatore, la Tarantola Primigenia nascosta tra i rami non per tentare e dannare, ma per sedurre ed ostentare il suo sensuale morso, simbolo della caducità umana, della illusoria dominazione da parte dell’uomo sulla natura che è Divinità.
Al ritmo ossessivo e ripetitivo delle pizziche e delle tarantelle ecco che musica e la danza diventan il tramite con il mondo numinoso, la mutevole via che conduce l’uomo all’estasi mistica ballando attorno all’Albero del Sabba primordiale. È qui che tra le spire dell’eterno Serpente, l’Antico Dio dal passo saltellato continua ad offrire il Frutto ai suoi figli che timorosi lo colgono. Ogni anno, da qui all’eternità, all’ondeggiare delle spighe di grano al soffio del vento, l’uomo vedrà il ritorno del “dio che balla” e con lui danzerà fino allo scomparir del chiaror di luna quando avrà finalmente termine l’estenuante Notte della Taranta.

Guida esoterica alle tradizioni popolari
Il ritorno del dio che balla Culti e riti del tarantolismo in Italiap
er Appassionati di culti e miti tradizionali
Alla scoperta delle musiche e tradizioni popolari dietro le “Notti della Taranta”, con prefazione a cura di Teresa De Sio

Venexia Editrice
Andrea Romanazzi - (1974) Ingegnere civile, da oltre 15 anni s’interessa a discipline antropologiche e archeomitologiche, occupandosi, anche attraverso ricerche sul campo, di manifestazioni religiose, magico-popolari e folkloriche, e alle sue molteplici evoluzioni tra storia, mito, religione e tradizioni. Autore e attivo conferenziere, collabora a diversi periodici, in particolare le riviste Hera e Graal.
   
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